Taurasi

 taurasi

Comune:
» Via del Convento 1 - 83030 Taurasi - Tel. 0827 74004 - Fax 0827 74204 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni turistiche:
» Pro-loco - Cell. 3920423908 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Da non perdere:
» Castello Marchionale (Info e visite guidate - Comune: Tel. 0827 74004 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) (Visitabile)

Edifici signorili:
» Palazzo Maffei
» Palazzo de Angelis
» Palazzo Vaschi
» Palazzo Capano
» Palazzo Indaco
» Palazzo Montorio

Edifici religiosi:
» Chiesa S. Marciano
» Chiesa SS. Rosario Cappelletta di S. Giuseppe
» Chiesa della Concezione

Musei:
» Museo Archeologico (Info e visite guidate - Comune: Tel. 0827 74004)
» Enoteca Regionale

Altri siti d’interesse:
» Antiche porte

Borgo incontaminato nel cuore verde dell’Irpinia, Taurasi sorge sulla riva destra del fiume Calore, nella valle dell’omonimo corso d’acqua. Celebre per i vigneti che forniscono un vino famoso in tutto il mondo, di tradizione antica. Quando i romani, intorno al 180 a.C., si trasferirono nei Campi Tuarasini, così detto ager taurasinus, e vi deportarono una popolazione di origine celtica, questa riprese la coltivazione della vite portata dai Greci. Già nel 42 a.C., Tito Livio, nel suo Ab Urbe condita, parla di una “Taurasia” appartenente alla “vigne opime”. Prime attestazioni di frequentazione abitativa risalgono alla preistoria. Presso il sito San Martino sono stati rinvenuti reperti risalenti all’età eneolitica, periodo in cui cominciava a diffondersi l’uso dei metalli. Il sito ha offerto numerose sepolture ad incinerazione e reperti ceramici e litici, rimandando ad un fervente culto dei morti. Il materiale apparteneva ad alcune capanne dalla funzione funeraria, anche se la presenza di tazze, scodelle e olle in ceramica fa pensare ad un nucleo abitativo piuttosto attivo. Ivi è stato ritrovata anche una delle più antiche attestazioni dell’eneolitico dell’Italia peninsulare: un pugnale e un spillo in rame, entrambi preziosissimi e appartenenti ad un personaggio facoltoso. Importante testimonianza della dominazione romana è l’epitaffio inciso sulla fronte principale del sarcofago del legato Lucio Cornelio Scipione Barbato, che conquistò la città nel 298 a.C. durante la terza guerra sannitica, rendendo il territorio un ager pubblico del popolo romano.
Dopo la distruzione ad opera dei romani in seguito all’appoggio che la città diede ad Annibale, Taurasi fu ricostruita dai longobardi e poi distrutta ancora dai Saraceni. Con l’arrivo dei Normanni, il Castello venne ricostruito e, nel 1101, assegnato a Trogisio Sanseverino di Taurasi, la cui baronia portò la città al suo massimo prestigio. La posizione centrale di Taurasi ha sempre rappresentato nel passato una porta di accesso all’alta Irpinia, svolgendo una funzione comunicativa tra la costa adriatica e quella tirrenica. Il
centro storico preserva intatto il suo carattere medioevale a castrum e conserva numerosi monumenti a cielo aperto ed oggetti d’arte di rilievo. Al borgo interno si accedeva tramite tre antiche porte: Porta Maggiore, Porta Sant’Angelo, e Porta Piccola. Il Castello, detto Marchionale, domina maestoso l’intero abitato con la sua mole di mille metri quadrati. Di dominazione normanna, fu dimora della famiglia Gesualdo, dei Carafa e dei Latilla. Distrutto nel 1461 da Alfonso D’Aragona, fu ricostruito intorno al XVI sec. assumendo le caratteristiche di un confortevole palazzo gentilizio. Ospiti illustri hanno solcato il suolo di questo maniero: Torquato Tasso, Eleonora D’Este e Carlo Gesualdo. Il castello è oggi sede dell’Enoteca regionale. Gli edifici signorili presenti nel centro sono Palazzo Maffei, Palazzo de Angelis, Vaschi, D’Arena e Santoli. Non mancano edifici religiosi di altissimo rilievo, come la Collegiata di San Marciano Vescovo e la Chiesa del Santissimo Rosario.
Oltre al notissimo vitigno di Taurasi, la città produce anche un ottimo olio extravergine d’oliva e si distingue per la coltura della ciliegia maiatica di Taurasi. I piatti tradizionali sono la zuppa di soffritto e i fusilli con involtini di agnello al sugo.