Montefusco

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Comune:
» P.zza Castello - 83030 Montefusco Tel. 0825 964003 Fax 0825 964643 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni turistiche:
» Pro-loco - Cell. 3472142045, Cell. 3202936404, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Da non perdere:
» Castello Borbonico (Info e visite guidate - Comune: Tel. 0825 964003 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) (Visitabile)

Edifici storici:
» Antiche porte

Edifici signorili:
» Palazzo Aggiutorio
» Palazzo Cutillo
» Palazzo Ruggiero
» Palazzo della Dogana

Edifici religiosi:
» Chiesa di S. Giovanni Vaglio
» Chiesa S. Bartolomeo
» Chiesa S. Maria Piazza Oratorio S. Giacomo
» Chiesa S. Carmine
» Chiesa S. Caterina Siena
» Chiesa S. Maria Grazie
» Chiesa S. Francesco
» Convento domenicano

Musei:
» Museo del Risorgimento in Piazza Castello, 1 (Info e visite guidate, Tel. 0825 964003)

Capitale del Principato d’Ultra tra il 1284 e il 1806, il comune di Montefusco è uno dei più antichi borghi dell’Irpinia. Sorto tra la provincia beneventana e avellinese, dalle sue strade si possono ammirare paesaggi di intensa bellezza. Si perdono nel mistero le origini del nome: Mons Fuscus, luogo avvolto nella foschia, nebbioso, per la sua elevata posizione, oppure Mons Foscolo, da un personaggio romano che abitò nel nucleo sorto sull’antica Felsulae, città ricordata da Tito Livio.
La presenza dei romani è testimoniata da ritrovamenti conservati nel Museo di Reggio Calabria e nel Palazzo Comunale. Fu con la dominazione longobarda che Montefusco assunse la propria fama. Con la fortificazione del semplice castello a castrum militare, la città fu inserita nella cerchia a difesa del Ducato di Benevento. Quando nell’849 d.C. il Principato di Benevento
si scisse da quello di Salerno, Montefusco divenne la capitale del Principato d’Ultra. Per la sua pozione strategica, la città fu sottoposta alla dominazione delle sole famiglie reali: Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni. Ospitò i re normanni Ruggiero II e Tancredi, e vide la costruzione di un importante acquedotto sotto il governo di Federico II di Svevia. L’accesso al borgo antico era effettuato tramite Porta Canale, Porta Tezza e Porta San Bartolomeo.
Durante la dominazione Aragonese, il castello assunse la funzione di Tribunale della Regia Udienza Provinciale, mentre un’ulteriore modifica accorse sotto Federico II di Borbone, che rese tristemente immortali le sorti del maniero trasformandolo in carcere politico per i patrioti anti-borbonici.
Cospicue le chiese. La Palatina di San Giovanni del Vaglio, così detta, per il sito dove venne costruita, balium militum, espressione della bassa latinità che significa castello proprio per l’originaria destinazione a cappella del maniero. Qui officiarono i papi Callisto II e Onofrio II. Annesso alla chiesa il campanile, oggi Torre Civica da cui è possibile godere di un meraviglioso
belvedere. All’interno del centro storico la ex Chiesa Conventuale di San Francesco, facente parte del complesso architettonico dell’Abbazia di Santa Maria della Piazza, risalente al secolo XIII. Annessa alla chiesa e un tempo sua cripta, l’oratorio di San Giacomo. Si ricordano la Chiesa di San Bartolomeo, la Chiesa di Santa Caterina da Siena e infine la Chiesa Della Madonna del Carmine. Il centro storico è ricco di palazzi gentilizi: palazzo Aggiutorio, del XVII secolo, palazzo Giordano, dello stesso periodo storico, il palazzo della Corte Baronale, palazzo Lanza.
La città è anche nota per la lavorazione di pizzi, merletti, coperte e tovaglie lavorate secondo l’antica tecnica del “tombolo”, nobile artigianato femminile.
Tra i prodotti tipici il Greco di Tufo, pregiatissimo vitigno autoctono DOCG prodotto grazie alle vigne coltivate sugli scoscesi crinali dei suoi monti. Rinomata la coltura della castagna e del miele. Un gustoso piatto della tradizione contadina è quello delle lagane e ciceri, pasta di grano duro condita con soffritto di pancetta e ceci.